Alla fine degli anni ’60 la banda della Comasina inizia a terrorizzare la Lombardia. A capo c’è Renato Vallanzasca, un ventenne di piacevole aspetto che aveva già avuto a che fare con la legge quando a otto anni liberò gli animali di un circo, e in seguito ospite del Beccaria per “non so più quanti mesi” come dice in un’intervista. Ha vent’anni, dunque, è pieno di soldi e vive con la sua compagna in un grande appartamento a Milano, dove è nato. Il 14 febbraio 1972 lui e la sua banda rapinano un supermercato e il 28 dello stesso mese è arrestato. Mentre è in prigione gli nasce un figlio. Ci resta quattro anni e mezzo partecipando a numerose rivolte, meditando e preparando una fuga. Infatti, si procura l’epatite con una cura massiccia di uova marce e iniezioni d’urina, si dice anche sangue infetto, così da essere ricoverato in ospedale dove il 28 luglio del 1976 evade con la complicità di un poliziotto. Di nuovo libero torna alla vecchia vita, il 23 ottobre è accusato di aver ucciso un poliziotto ad un posto di blocco di Montecatini. La banda si sposta al Sud, il 13 novembre ad Andria è ucciso un impiegato di banca, seguono un medico, un vigile, tre poliziotti e Vallanzasca, che è stato soprannominato “il bel René” e ha uno stuolo di ammiratrici, passa ai sequestri. Il 13 dicembre, sempre del 1976, è la volta di Emanuela Trapani, liberata il 22 gennaio 1977 dietro pagamento di un miliardo. Il 5 febbraio altra sparatoria a Dalmine con la morte di due agenti e finalmente il 15 febbraio è arrestato nel suo covo, ferito all’anca. Questa volta è in prigione e ci resta. Il 14 luglio del 1979 si sposa in carcere con Giuliana Brusa, il 28 aprile del 1980 evade da San Vittore con altri quindici detenuti tra cui delinquenti comuni e terroristi. Durante l’ora d’aria compaiono tre pistole, prendono in ostaggio un brigadiere, al cancello inizia la sparatoria che prosegue nelle strade e nel tunnel della metropolitana. Vallanzasca e altri nove sono riacciuffati subito, lui è ferito insieme ad un ex brigatista e tre poliziotti. Una domanda resterà senza risposta: chi ha fornito in carcere le pistole ai banditi?
Il 20 marzo 1981, mentre è rinchiuso a Novara, è autore di un atto che per la sua gratuita efferatezza sconvolge nuovamente l’opinione pubblica: durante una rivolta taglia la testa ad un ragazzo e ci gioca a pallone. Il 18 luglio del 1987 riesce a scappare attraverso un oblò dal traghetto Flaminia che, sotto scorta, lo sta portando all’Asinara: i 5 carabinieri che lo accompagnavano gli avevano assegnato una cabina sbagliata! Si fa a piedi da Genova a Milano dove concede un’intervista a Radio Popolare e sparisce. Il 7 agosto è riacchiappato ad un posto di blocco mentre sta cercando di raggiungere Trieste. Nel frattempo si è tagliato i baffi e schiarito i capelli, concedendosi una breve vacanza a Grado, alla pensione Uliana, dove di lui si parla come di una persona affabile e divertente. È armato, ma non oppone resistenza. Nel 1990 divorzia dalla moglie Giuliana, il 31 dicembre del 1995 tenta di evadere dal carcere di Nuoro ma, sembra per una spiata, la cosa non gli riesce. Nel frattempo colleziona ammiratrici, una sua “tutrice” viene accusata di falsa testimonianza, il suo avvocato sospettata di averlo aiutato nel tentativo di fuga nuorese.
In totale Renato Vallanzasca ha collezionato 4 ergastoli e 260 anni di galera, è accusato di sette omicidi di cui soli 4 ammessi.
1 commento:
se mi amate, il prossimo concerto devono essere i vallanzaska
Posta un commento